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Edilizia privata, ricompare la SCIA per le modifiche della sagoma degli edifici

Posted by Bertolatti e Marveggio on 19 agosto 2013
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La legge di conversione del “Decreto del fare”, tra le numerose modifiche apportate in materia di edilizia privata, c’e’ anche il ripristino, all’art. 30, della semplificazione che consentira’ di realizzare interventi di demolizione e ristrutturazione che comportino la modifica della sagoma degli edifici, e non del volume, previa presentazione della sola SCIA (segnalazione certificata di inizio attività). Faranno eccezione gli interventi su immobili situati nei centri storici, per i quali i Comuni, o in caso di inerzia, il Ministero delle Infrastrutture, dovranno definira’ le aree in cui non si potra’ applicare tale semplificazione.

Come è noto, alla base del “Decreto del Fare” vi sono le Raccomandazioni inviate all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013 nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività (“semestre europeo”).

La risposta è stata un provvedimento costituito da un complesso di interventi volti, tra l’altro, a semplificare il quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese, e a sostenere il flusso del credito alle attività produttive.

Semplificazioni in edilizia: il ritorno della SCIA per le modifiche della sagoma degli edifici

In questo quadro di misure urgenti delineate dal Governo Letta per il rilancio dell’economia uno dei settori di intervento è quello delle “semplificazioni in materia edilizia” al quale è dedicato l’art. 30 del D.L. n. 69/2013.

Disposizioni che, si ricorda, si applicheranno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

Sotto tale profilo, una delle principali novità del decreto è proprio rappresentato dalle nuove disposizioni inserite durante l’iter parlamentare al fine di semplificare ulteriormente gli adempimenti per demolizioni e ristrutturazioni private, per il caso in cui venga modificata, all’esito dell’intervento, la sagoma degli edifici.

Infatti, grazie all’approvazione di una proposta emendativa presentata dagli stessi relatori, basterà in questo caso la sola Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) per poter realizzare interventi di ristrutturazione edilizia delle opere di demolizione e ricostruzione che comportino unicamente variazioni nella sagoma.

Al fine di scongiurare il pericolo di una deregulation in materia – invero, paventata da molti – le nuove norme obbligano, comunque, i Comuni ad individuare, entro il 30 giugno 2014 (termine che sostituisce quello del 31 dicembre 2013) le aree dei centri storici – che, pertanto, devono essere incluse nelle zone omogenee di fascia A) di cui al D.M. 1444/1968, e in quelle equipollenti secondo l’eventuale diversa denominazione adottata nelle leggi regionali – in cui non potrà essere applicata la SCIA per i citati interventi.

Come accennato la disposizione mira a salvaguardare i centri storici dato che le zone A, ai sensi dell’art. 2 del D.M. 1444/1968, includono “le parti del territorio interessate da agglomerati urbani che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante, per tali caratteristiche, degli agglomerati stessi”.

Se gli Enti locali rimarranno inerti, l’emendamento ha previsto l’intervento sostitutivo delle Regioni, alle quali, in caso di ulteriore inerzia, subentrerà il commissario ad hoc nominato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Tra le altre novità in materia edilizia, si segnala altresì la “scomparsa” del Durt, il documento unico di regolarità tributaria, la cui previsione era stata operata durante il passaggio del ddl alla Camera: semplificando, il Durt avrebbe dovuto sopprimere la responsabilità solidale negli appalti privati nell’ipotesi in cui l’appaltatore – su richiesta all’Agenzia delle Entrate del Durt per via telematica – avesse accertato che il subappaltatore fosse in regola con gli adempimenti fiscali.

Se il testo verrà approvato, come è prassi, dovrà poi essere promulgato e quindi pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

cit. da Ipsoa.it

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